Referenze lavorative
Le referenze lavorative sono le informazioni che un ex responsabile o collega dà a chi sta per assumere una persona, per confermare ruolo e risultati dichiarati. Si raccolgono con il consenso della persona e non sostituiscono il certificato di lavoro.
Due persone possono dire «le mie referenze» e intendere cose diverse: il certificato di lavoro che il candidato porta con sé, oppure una telefonata che l’azienda fa quando sa già chi sceglierebbe.
Referenze e certificato di lavoro
È la seconda cosa. Il certificato di lavoro è un obbligo del datore di lavoro: l’articolo 2124 del codice civile vuole che, alla fine del rapporto e qualunque ne sia la causa, indichi per quanto tempo la persona ha lavorato e che mansioni ha svolto. Non dice niente sul come ha lavorato. Le referenze servono proprio a questo: una persona che ha visto lavorare il candidato risponde a domande scritte da chi assume, con il consenso del candidato, su compiti, risultati e modo di lavorare.
Come funzionano nel processo
Il CIPD suggerisce di subordinare l’offerta all’esito soddisfacente delle verifiche preliminari, tra cui le referenze dei precedenti datori di lavoro. Le informazioni che ci si aspetta sono fattuali: durata del rapporto, titolo, mansioni e un giudizio complessivo sulla prestazione. Per una PMI il momento è dopo l’ultimo colloquio, quando restano uno o due finalisti.
Il passaggio ha tre regole semplici:
- le domande si scrivono dai requisiti del ruolo, prima della prima telefonata;
- a ogni finalista si pone lo stesso nucleo di domande, come in un colloquio strutturato;
- si chiama chi la persona ha indicato, dopo averla avvisata.
Il catalogo delle domande da fare e da togliere sta nell’articolo Reference check: le domande che funzionano. Qui basta ricordare il confine: l’articolo 8 dello Statuto dei lavoratori vieta, anche in assunzione e anche tramite terzi, indagini su opinioni politiche, religiose e sindacali e su fatti irrilevanti per valutare l’attitudine professionale, e una telefonata di referenze può cadere in quel campo se le domande vanno fuori dal lavoro.
Che cosa le fa smettere di servire
Il guasto più frequente è l’uso sbagliato del risultato. Il CIPD avverte che le referenze offrono una prospettiva limitata e che una decisione non va mai basata solo su di esse. Un «ottimo» detto al telefono è un parere, e un parere si pesa contro il resto: la prova di lavoro, il colloquio strutturato, i fatti già verificati.
Un secondo guasto è la telefonata che conferma ciò che si sapeva. Se la chiamata si fa a candidatura già decisa e non cambia nulla, costa tempo al referente e al candidato senza dare niente.
Come tenerne traccia
Nelle note di Join una nota di referenza utile ha tre elementi: chi ha parlato, in che rapporto era con la persona e che cosa ha detto, con le parole del referente tenute separate dalla tua interpretazione.
Per misurare se il passaggio serve, conta le volte in cui una referenza ha cambiato la decisione tra due finalisti. Se dopo alcune assunzioni la risposta è sempre «mai», il tempo conviene spostarlo su un altro strumento di selezione.