Periodo di preavviso

Il periodo di preavviso è il tempo tra la comunicazione di un recesso e l’ultimo giorno di lavoro, sia che receda la persona sia che receda il datore. Nel contratto a tempo indeterminato lo prevede il codice civile; chi assume lo incontra tra l’accettazione e l’inizio.

Altri nomi: preavviso, preavviso di dimissioni

La persona ha detto di sì, e tu hai già in mente una data di inizio. Poi scopri che non potrà lasciare l’azienda attuale prima di tre mesi.

Che cosa regola il preavviso

Nel contratto a tempo indeterminato ciascuna parte può recedere dando un preavviso, e la regola vale nei due sensi. L’articolo 2118 del codice civile, letto su Brocardi (fonte secondaria), rimette termine e modi agli usi o all’equità, perché il rinvio originario alle norme corporative è stato abrogato nel 1943. In pratica la durata si trova nel contratto individuale e in quello collettivo applicato. Chi assume deve comunicare alla persona procedura, forma e termini del preavviso, al più tardi entro un mese dall’inizio della prestazione, e può farlo citando la legge o il contratto collettivo (art. 1 d.lgs. 152/1997).

Se il preavviso manca, chi recede deve all’altra parte un’indennità pari alla retribuzione del periodo. Non c’è preavviso quando ricorre una giusta causa, cioè un fatto che impedisce anche solo temporaneamente di proseguire il rapporto (art. 2119). Nel periodo di prova si recede in ogni momento, senza preavviso e senza indennità, a meno che le parti abbiano pattuito un minimo di durata (art. 2096).

Dove si inceppa

La parola vale nei due versi, per chi si dimette e per chi licenzia. Qui interessa il primo. Le dimissioni e la risoluzione consensuale si fanno, a pena di inefficacia, con modalità telematiche sui moduli del Ministero del lavoro, e la persona può revocarle entro sette giorni dall’invio (art. 26 d.lgs. 151/2015, testo in vigore dal 12 gennaio 2025).

Quindi la data di inizio che offri non basta: dipende da una comunicazione che non controlli. E in quella finestra la persona può ricevere una controfferta o ripensarci. Per anticipare, le strade sono un accordo con l’attuale datore oppure il pagamento dell’indennità sostitutiva; conviene capirlo prima di mettere per iscritto una data.

Come gestirlo

Chiedi presto quanto preavviso deve dare, già alla preselezione, e distinguilo dalla durata effettiva: un preavviso di tre mesi non dice se verrà lavorato. Scrivi nell’offerta una data di inizio «subordinata al preavviso», e fissa un giorno per sentirti con la persona a metà del preavviso.

In Join la creazione dell’annuncio chiede data di inizio, durata del contratto, periodo di prova e giorni di ferie, ma non descrive un campo per il preavviso. Nell’offerta la data di inizio, il titolo e il compenso sono obbligatori e si scelgono da un calendario: è il punto in cui la durata del preavviso diventa una data.

Fonti e riferimenti

Domande frequenti

Quanto dura il periodo di preavviso?
Il codice civile (art. 2118) lo rimette agli usi e all’equità, e non dà un numero. La durata concreta si ricava dal contratto individuale e dal contratto collettivo applicato: al momento dell’assunzione il datore deve indicare procedura, forma e termini del preavviso, e può farlo rinviando alla legge o al contratto collettivo.
Che cosa succede se non si dà il preavviso?
Chi recede senza preavviso deve all’altra parte un’indennità pari alla retribuzione che sarebbe spettata nel periodo di preavviso (art. 2118 c.c.). Fanno eccezione la giusta causa (art. 2119), che permette di recedere senza preavviso, e il periodo di prova, in cui si recede senza preavviso e senza indennità, salvo un minimo di durata pattuito.

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