Stock option e azioni ai dipendenti
Le stock option e le azioni ai dipendenti sono quote di capitale, o il diritto di acquistarle più avanti, date come parte della retribuzione. Le condizioni stanno nel piano e nell’accordo individuale; il trattamento fiscale dipende dallo strumento e dall’azienda.
Parlare di equity a un candidato è facile; descrivere con precisione che cosa riceverà è più difficile. Le formule cambiano con lo strumento, e in Italia anche il trattamento fiscale.
Tre strumenti sotto un’etichetta
Prima di scrivere un’offerta, chiarisci quale dei tre stai proponendo.
- Stock option. Il diritto di comprare azioni più avanti a un prezzo fissato alla data di assegnazione.
- Azioni assegnate. Quote che il dipendente riceve subito o a condizioni, e che può perdere se non resta il tempo previsto.
- Quote in cambio di lavoro. Azioni o strumenti emessi dall’azienda a fronte di lavoro o di servizi, la formula nota come work for equity. L’art. 27 del d.l. 179/2012, che trovi più sotto, li tratta al comma 4.
Maturazione e due regimi fiscali
Un piano ha di solito tre momenti: assegnazione, maturazione, esercizio. La maturazione, cioè il tempo o l’obiettivo dopo cui il diritto diventa del dipendente, e le regole in caso di uscita le stabiliscono il regolamento del piano e l’accordo individuale. Scrivile nel documento del piano e richiamale nell’offerta, invece di descrivere un pacchetto standard.
Il lato fiscale poggia su due testi.
Azioni alla generalità dei dipendenti. Secondo il riassunto che Dottrina per il Lavoro dà della risposta 147/E del 4 giugno 2025 dell’Agenzia delle Entrate, il valore delle azioni offerte alla generalità dei dipendenti non concorre al reddito di lavoro fino a 2.065,83 euro nel periodo d’imposta, a condizione che non siano riacquistate dall’azienda né vendute prima di tre anni. Il riassunto, che è una fonte secondaria, riferisce che l’Agenzia considera «generalità» anche categorie omogenee di dipendenti. Il caso esaminato escludeva i dirigenti con responsabilità strategiche, già coperti da un altro piano.
Startup innovative. L’art. 27 del d.l. 179/2012 esclude dal reddito imponibile e dalla base contributiva quanto un dipendente, un amministratore o un collaboratore continuativo riceve da strumenti finanziari assegnati o da diritti d’opzione esercitati. Valgono le condizioni del testo: l’azienda dev’essere una startup innovativa o un incubatore certificato, e gli strumenti non devono essere riacquistati da lei o da chi la controlla. Se la condizione cade, il reddito prima escluso si tassa nel periodo d’imposta della cessione. Le plusvalenze da vendita seguono le regole ordinarie.
Diluizione, regimi e promesse a voce
La prima rottura è la diluizione. Una quota espressa in percentuale vale finché l’azienda non emette nuove azioni.
Esempio costruito, con numeri di fantasia: 10.000 azioni su 1.000.000 sono l’1,0%. Dopo l’emissione di 250.000 nuove azioni, 10.000 su 1.250.000 sono lo 0,8%. Il dipendente non ha perso nulla, ma la sua partecipazione è scesa.
La seconda è il confine tra i regimi. Una condizione di tre anni, un riacquisto o un piano che esclude una categoria possono far perdere il vantaggio, e nel caso della generalità una singola risposta dell’Agenzia riguardava un piano particolare, non un principio per tutti. La terza è la promessa fatta a voce: un trattamento fiscale descritto al colloquio e non verificato diventa un’aspettativa che l’azienda deve poi spiegare.
Come presentarlo
Indica il numero di azioni e il totale delle azioni in circolazione, così la persona ha una cifra che può ricontrollare. Metti la quota accanto a stipendio e benefit nella retribuzione complessiva, e distingui ciò che è fisso da ciò che dipende da una vendita o da una quotazione. Prima di inserire un piano nell’offerta, chiedi a un consulente del lavoro e a un commercialista di verificare il regime applicabile.