Settimana corta di quattro giorni

La settimana corta di quattro giorni è un orario in cui si lavora quattro giorni invece di cinque. Può voler dire le stesse ore su giornate più lunghe, oppure meno ore, con la paga invariata o ridotta in proporzione. Il nome non dice quale dei due: va scritto.

Altri nomi: settimana lavorativa di quattro giorni, settimana di quattro giorni, four-day week

Chi legge «quattro giorni» in un annuncio capisce che un giorno resta libero, e basta. Quante ore si lavorano negli altri quattro, e che cosa succede alla paga, dipende da un accordo che l’espressione da sola non descrive.

Due accordi sotto lo stesso nome

Due modi di fare la settimana corta
AspettoOre compresseOre ridotte
Ore settimanaliLe stesse, su quattro giornate più lungheMeno, per esempio 32 invece di 40
RetribuzioneInvariataInvariata o ridotta in proporzione
Che cosa guadagna la personaUn giorno libero, pagato con giornate più lungheUn giorno libero, senza giornate più lunghe

Un caso italiano documentato sta a metà. L’accordo di Intesa Sanpaolo con i sindacati, del 26 maggio 2023, prevede nove ore per quattro giorni, su base volontaria e a parità di retribuzione, con un orario che scende da 37,5 a 36 ore. Nove ore per quattro giorni fanno 36: un’ora e mezza in meno della settimana di partenza, quindi le ore sono compresse e in parte ridotte.

Che cosa dice la norma sull’orario

In Italia l’orario normale è di 40 ore settimanali, e i contratti collettivi possono fissare una durata inferiore e calcolarla come media su un periodo fino a un anno (d.lgs. 66/2003, art. 3). Quattro giornate da dieci ore fanno 40 ore: restano nell’orario normale. Il tetto massimo è un altro: la media di 48 ore settimanali, straordinario compreso, calcolata su un periodo non superiore a quattro mesi, che i contratti collettivi possono estendere a sei o a dodici (art. 4). Il riposo giornaliero è di undici ore consecutive ogni 24 (art. 7): con una giornata di dieci ore il conto torna (10 + 11 = 21).

Se la riduzione tocca anche la paga, il contratto può cambiare. Il tempo parziale richiede la forma scritta e l’indicazione dell’orario rispetto a giorno, settimana, mese e anno (d.lgs. 81/2015, art. 5). Quale regime si applichi alle persone già in organico dipende dal CCNL e dagli accordi aziendali: è una domanda per chi segue le paghe o per il consulente del lavoro.

Che cosa può incrinarsi

I dati sull’effetto vengono dal Regno Unito. L’Università di Cambridge descrive una sperimentazione di giugno-dicembre 2022 in cui 61 aziende, con circa 2.900 persone, hanno ridotto l’orario del 20% a salario invariato: 56 aziende su 61 intendevano proseguire e 18 l’avevano confermata in modo permanente. Il fatturato era rimasto più o meno uguale, con un aumento medio dell’1,4%, ma solo per le 23 aziende che avevano fornito i dati. Le uscite risultavano calate del 57% e i giorni di malattia del 65% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima; il 71% delle persone riferiva meno burnout, un dato dichiarato, non misurato.

Erano aziende britanniche che avevano scelto di partecipare; tra loro c’erano negozi online e una friggitoria, ma la pagina non dà risultati separati per chi serve clienti cinque giorni su sette o lavora a turni. L’accordo di Intesa mostra una risposta pratica a questo problema. Nelle filiali piccole, dal 1° novembre 2023, la settimana corta si prende nel giorno di chiusura della filiale, a scelta tra martedì, mercoledì e giovedì, mentre nelle 40 filiali grandi la settimana corta vale secondo le esigenze tecnico-operative dell’azienda. Per le giornate più lunghe il comunicato lascia l’ingresso flessibile, tra le 7 e le 10, con l’uscita spostata di conseguenza.

Che cosa misurare

Scegli i numeri prima di partire, perché dopo è facile cercare solo quelli che confermano. Contano le ore effettivamente lavorate, non quelle scritte nel contratto; insieme alle dimissioni volontarie, ai giorni di assenza per malattia e alla copertura del servizio nei giorni scoperti bastano a capire se la formula regge. Per la selezione l’effetto è più incerto — nelle fonti consultate non risultano dati italiani sul rapporto tra settimana corta e candidature per annuncio — e conviene non promettere un aumento.

Un’ultima verifica è semplice: dopo tre mesi, confronta i giorni e le ore scritti nell’annuncio con quelli che la persona assunta lavora davvero. Se non coincidono, il problema è nell’annuncio prima che nell’orario.

Fonti e riferimenti

Domande frequenti

Quattro giorni a parità di stipendio significano meno ore?
Non per forza. Con le ore compresse si lavora lo stesso numero di ore in quattro giornate più lunghe; con le ore ridotte se ne lavorano meno. L’accordo firmato da Intesa Sanpaolo il 26 maggio 2023 prevede nove ore per quattro giorni, cioè 36 ore settimanali contro 37,5, a parità di retribuzione. Nell’annuncio scrivi le ore, non solo i giorni.
La settimana corta è prevista dalla legge italiana?
Non come istituto a sé. L’articolo 3 del d.lgs. 66/2003 fissa l’orario normale in 40 ore settimanali e lascia ai contratti collettivi la possibilità di prevedere una durata inferiore. Come distribuire le ore su quattro giorni dipende dal CCNL applicato e dall’accordo con la persona: chiedi conferma a chi segue le paghe o al consulente del lavoro.

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