Riqualificazione professionale
La riqualificazione professionale, o reskilling, è la formazione per svolgere un lavoro diverso da quello attuale. L’upskilling, invece, aggiorna le competenze per il ruolo che già si ricopre. La riqualificazione può preparare un passaggio interno o un cambio di carriera.
Un corso non è riqualificazione. Lo diventa quando c’è un lavoro diverso a cui la persona sta andando, e qualcuno che può dire se ci è arrivata.
Che cos’è
Il glossario del Cedefop definisce la riqualificazione come una formazione che apre l’accesso a un nuovo lavoro o a nuove attività professionali. Un articolo su EPALE distingue questo percorso dall’upskilling, che migliora le competenze nel proprio campo. Il criterio utile è la destinazione: imparare un nuovo gestionale per lo stesso ruolo è upskilling, prepararsi a un ruolo diverso è reskilling. Il nome che l’azienda dà al corso non cambia la sostanza.
Può avvenire prima di un passaggio interno, in un cambio di carriera o quando l’organizzazione del lavoro cambia. Il ricollocamento in un altro ruolo è una decisione a parte: la formazione può essere utile anche senza un trasferimento immediato.
Come funziona, e che cosa dice la norma
Si parte dai compiti del ruolo di destinazione, si individua che cosa la persona sa già, che cosa deve imparare e quale pratica serve a colmare la distanza. Per esempio, un addetto al supporto clienti che si prepara a un ruolo nel controllo qualità dovrà imparare a documentare test ripetibili e a segnalare difetti: è un esempio, non un percorso standard tra due mestieri.
Quando il cambio riguarda le mansioni di un lavoratore subordinato entra l’articolo 2103 del codice civile. L’assegnazione a mansioni diverse è accompagnata, ove necessario, dall’obbligo formativo, e il suo mancato adempimento non determina la nullità dell’atto di assegnazione. Per la stessa norma, gli accordi individuali di modifica di mansioni, categoria, livello e retribuzione si possono concludere in sede protetta, quando rispondono all’interesse del lavoratore: tra le finalità c’è l’acquisizione di una diversa professionalità.
Il sostegno pubblico: un caso datato
Il Fondo nuove competenze ha concesso ai datori di lavoro privati che avevano firmato contratti collettivi per rimodulare l’orario a fini formativi contributi proporzionali al costo del lavoro del personale coinvolto. Nella terza edizione, «competenze per le innovazioni», le domande si presentavano dal 10 febbraio al 10 aprile 2025 sul portale per le politiche attive del lavoro; l’avviso era stato approvato con il decreto direttoriale 439 del 5 dicembre 2024, e un decreto successivo, il 243 del 23 maggio 2025, ha aumentato le risorse. Quella finestra è chiusa: prima di costruire un piano sull’aspettativa di un contributo, controlla sul sito del Ministero se è aperta una nuova edizione.
Quando la formazione non porta a un ruolo
- Il corso senza destinazione. Si iscrive la persona a una formazione che non porta a nessun ruolo concreto, e il risultato è un certificato.
- Il piano senza tempo. Chi si riqualifica continua a fare il lavoro di prima. Senza ore protette per esercitarsi, la riqualificazione si riduce a un compito in più.
- La presenza scambiata per prontezza. Aver seguito le lezioni non dice se la persona sa fare il lavoro.
La misura sta nel ruolo di destinazione
Conta quali compiti la persona ha svolto, con quale riscontro di chi li ha visti, e se alla fine c’è stata una decisione sul passaggio. Un indicatore utile per una PMI è semplice: quante riqualificazioni iniziate sono finite con un cambio di ruolo, e quante con una decisione motivata di non farlo.
Fonti e riferimenti
- Cedefop: riqualificazione e riconversione professionale
- EPALE: Upskilling and reskilling, key approaches to adapt your skills to changing times (30 giugno 2022)
- Brocardi: articolo 2103 del codice civile (prestazione del lavoro)
- Ministero del Lavoro: Fondo Nuove Competenze 3, competenze per le innovazioni