Fascia retributiva

La fascia retributiva è l’intervallo, dal minimo al massimo, entro cui l’azienda si impegna a pagare una posizione. Serve per l’annuncio, per l’offerta e per confrontare chi fa lo stesso lavoro; dal 7 giugno 2026 l’annuncio deve indicare la fascia o la retribuzione iniziale.

Altri nomi: range retributivo, range salariale, banda salariale, salary band, fascia salariale

Fascia e livello di inquadramento

Una fascia retributiva dice a una persona quanto può guadagnare in questa posizione, non quanto guadagna chi la occupa oggi. Si esprime in lordo annuo, con il periodo e la valuta scritti, perché lordo, netto e costo aziendale sono tre numeri diversi e un annuncio che non dice quale usa rende la fascia illeggibile.

Non coincide con il livello di inquadramento del contratto collettivo, che fissa un minimo per tutti i ruoli di quel livello. La fascia dell’azienda parte da quel minimo e riguarda una posizione concreta, con la sua seniorità.

Dal 7 giugno 2026 l’articolo 5 del d.lgs. 96/2026 vuole che negli avvisi e nei bandi la persona candidata trovi la retribuzione di partenza o la fascia che le corrisponde, fissata su criteri oggettivi e privi di distinzioni di genere. Che cosa deve dire l’annuncio e che cosa non può chiedere chi seleziona sta nella voce sulla trasparenza retributiva.

Dove la fissi

Parti dal contratto collettivo che applichi: il livello e il minimo tabellare sono il fondo sotto cui la fascia non può scendere. Poi scegli due cose, in quest’ordine: quanto vuoi stare sopra il mercato per quella posizione e quanto spazio vuoi lasciare tra chi entra e chi ha già fatto lo stesso lavoro altrove. Una fascia stretta lascia senza margine di fronte a una persona più esperta di quanto previsto; una troppo larga non dice niente a chi la legge.

Un esempio illustrativo, con cifre inventate: per una posizione da addetto amministrativo, da 28.000 a 34.000 euro lordi annui; per la stessa posizione con più anni di esperienza, una seconda fascia, da 34.000 a 40.000. Due fasce piccole informano meglio di una sola da 28.000 a 40.000, e ciascuna si spiega con un criterio.

Gli errori che la svuotano

Il primo errore è pubblicare solo il massimo: chi legge «fino a» non sa da dove si parte. Il secondo è la fascia senza criterio: se non sai dire perché una persona sta in alto e un’altra in basso, la fascia non regge né davanti a chi la contesta né nella valutazione di parità. Il terzo è lasciarla ferma: una fascia fissata due anni fa e mai confrontata con il mercato smette di informare senza che nessuno se ne accorga.

Come usarla nell’offerta

La fascia è una regola, non un obbligo di offrire il massimo: scrivi nel documento interno chi può autorizzare un’offerta oltre il tetto e con quali criteri. Dopo qualche mese confronta le offerte fatte con la fascia pubblicata: se si concentrano sul minimo o sul massimo, la fascia è disegnata male o il criterio non è quello che dichiari.

Fonti e riferimenti

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