Cumulo di impieghi (overemployment)

Il cumulo di impieghi, o overemployment, è avere due o più lavori dipendenti a tempo pieno insieme, di solito da remoto, senza dirlo ai datori. Non è un secondo lavoro dichiarato: ciò che lo definisce è l’occultamento, che trasforma un problema di orari in uno di contratto.

Altri nomi: overemployment, doppio lavoro, job stacking, polyworking

La definizione è più stretta di «avere due lavori». Servono due ruoli dipendenti a tempo pieno, e serve che entrambi siano tenuti all’oscuro dell’altro. Se ne manca una, resta un’altra situazione, più ordinaria.

Che cosa è e che cosa non è

Un secondo lavoro dichiarato, un’attività serale in proprio o un consulente che lavora per più clienti non sono cumulo di impieghi: nessuno ha promesso la propria esclusiva, e nessuno nasconde nulla. Non lo è nemmeno il nomade digitale, che ha un solo lavoro e un luogo che cambia.

Il legame con il lavoro asincrono è un’altra cosa. L’asincrono è uno stile di lavoro che una squadra sceglie, con aggiornamenti scritti e nessuna risposta immediata, e rende sopportabile avere due calendari pieni. Il cumulo è una scelta individuale, che sfrutta quello stile senza dichiararlo.

Che cosa dicono le norme

Una pagina di Brocardi sul dovere di fedeltà (art. 2105 c.c., fonte secondaria) riporta due divieti: trattare affari per conto proprio o di terzi in concorrenza con l’imprenditore e divulgare notizie sull’organizzazione o sui metodi di produzione. La pagina non dice che un secondo lavoro sia in generale vietato; le risposte di consulenza che ospita, che sono opinioni editoriali, lo considerano ammesso se non fa concorrenza, non usa informazioni riservate, non pregiudica il lavoro principale e il contratto non lo esclude. Le sentenze che cita leggono il dovere in modo ampio, anche fuori orario, e guardano al danno potenziale oltre che a quello effettivo.

Sull’orario i testi letti non sciolgono un dubbio. Il decreto 66/2003 fissa la media settimanale di 48 ore, straordinario compreso, e prevede 11 ore di riposo ogni 24; non dicono se, con due datori, i limiti si sommino. È una domanda per un consulente del lavoro.

Che cosa può fare l’azienda

Una politica chiara vale più di un controllo. Lo SHRM, in un articolo del 2022 pensato per le imprese statunitensi, raccomanda di chiedere la comunicazione di ogni secondo impiego e di fissare i criteri con cui si valuta il conflitto di interessi; davanti a una violazione, riporta il suggerimento di un consulente di lasciare alla persona la scelta tra i due lavori. Il quadro legale è diverso dal nostro, ma l’idea di dichiarare la regola in anticipo regge ovunque.

La tentazione del software di monitoraggio va maneggiata con più cautela. L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori ammette strumenti da cui possa derivare un controllo a distanza solo per esigenze organizzative e produttive, sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio aziendale, con un accordo sindacale o l’autorizzazione dell’Ispettorato; il testo letto non dice se scoprire un secondo lavoro rientri in una di queste finalità. Prima dell’assunzione, poi, l’articolo 8 vieta indagini su fatti non rilevanti per l’attitudine professionale: una domanda sulle altre attività si pone con la stessa prudenza.

Al momento dell’assunzione funziona meglio una conversazione diretta: orari di disponibilità incompatibili con il lavoro che la persona dichiara, referenze vaghe su un «ultimo contratto» o una data di inizio senza alcun preavviso meritano una domanda esplicita sugli impegni esterni prima dell’offerta, non dopo. Una volta in azienda, guarda il lavoro prodotto rispetto alle scadenze, non le ore rispetto all’orologio: chi rispetta ogni scadenza e arriva preparato sta consegnando ciò che il ruolo chiedeva. In Join il ruolo a tempo pieno si dichiara nelle ore settimanali, e una clausola di esclusiva va scritta nell’offerta.

Fonti e riferimenti

Domande frequenti

Avere due lavori è illegale?
Le fonti lette non vietano in sé di avere due lavori. Una pagina di Brocardi sul dovere di fedeltà (art. 2105 c.c.) riporta che un lavoro esterno è in genere ammesso se non fa concorrenza, non usa informazioni riservate, non pregiudica il lavoro principale e il contratto non lo vieta. Il problema sorge quando una clausola di esclusiva o di comunicazione viene violata, o quando i due lavori entrano in conflitto: da lì il rischio di un provvedimento disciplinare o del recesso.
In che cosa il cumulo di impieghi differisce da un nomade digitale o da un lavoretto?
Il nomade digitale ha un solo lavoro e un luogo che cambia: non nasconde nulla. Il lavoretto extra è dichiarato, o almeno non nascosto di proposito, ed è spesso a tempo parziale o autonomo. Il cumulo di impieghi sono due o più ruoli dipendenti a tempo pieno, tenuti nascosti a entrambi i datori.

Contatta Join