Credenzialismo
Il credenzialismo è l’eccessivo affidamento ai titoli formali, come laurea o certificazioni, per giudicare la capacità di una persona. Nasce quando un titolo è richiesto senza un legame chiaro con il lavoro; anche ruoli passati e prestigio dell’azienda fanno da scorciatoia.
Un titolo prova che una persona ha seguito un percorso preciso. Diventa credenzialismo quando smette di essere una prova e fa da scorciatoia: chi ha scritto l’annuncio non si è chiesto che cosa richieda il lavoro e quale evidenza mostri che qualcuno lo sa fare, e ha messo «laurea» al posto della risposta.
Che cosa sta al posto di che cosa
Un requisito di laurea può escludere persone la cui competenza viene da un’altra strada, anche quando il ruolo non dipende da quella laurea. Il termine è parente dell’inflazione dei titoli, ma non sono sinonimi. L’inflazione dei titoli descrive le aziende che chiedono una laurea dove prima non la chiedevano; il credenzialismo copre anche l’affidamento ad altri titoli formali. Un ruolo precedente o un datore di lavoro prestigioso funzionano allo stesso modo da indicatori indiretti, ma nessuno dei due è un titolo di studio.
Che cosa dicono i dati, e che cosa no
Uno studio noto è Dismissed by Degrees, di Harvard Business School con Accenture e Grads of Life: nel comunicato del 25 ottobre 2017 si legge che, nel 2015, il 67% degli annunci per supervisori di produzione negli Stati Uniti chiedeva una laurea, mentre ce l’aveva il 16% di chi svolgeva quel lavoro; l’analisi copre 26 milioni di annunci. È un divario tra requisito dichiarato e titoli posseduti, in un mercato che non è quello italiano e con dati del 2015. Non dimostra che le lauree siano irrilevanti né che un’altra prova funzioni meglio.
Dove il titolo è un obbligo, non un filtro
In alcune professioni la distinzione cade, perché il titolo è una condizione di legge. L’articolo 33 della Costituzione prescrive un esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio professionale: per chi esercita in un ordine regolamentato, scrivere nell’annuncio «abilitazione richiesta» è la descrizione di un requisito, non una scelta di selezione. Vale la stessa logica per una qualifica indispensabile a un compito di sicurezza. Per tutto il resto, la domanda è un’altra: che cosa dovrebbe dimostrare questo titolo, e c’è un modo diretto di vederlo?
Come rivedere un requisito
Parti dai compiti che la persona dovrà svolgere, poi descrivi che cosa dimostrerebbe di saperli fare: un titolo, una prova di lavoro, una risposta strutturata, un’esperienza verificabile. Pesa il carico per chi si candida: una prova di quattro ore chiede più di un titolo dichiarato. Se il requisito diventa un filtro automatico, controlla che la parola scritta nell’annuncio e la regola configurata dicano la stessa cosa.
Il modulo di Join distingue le risposte obbligatorie dalle eliminatorie: obbligatoria vuol dire che la persona non può inviare la candidatura senza rispondere, eliminatoria vuol dire che una risposta che non rispetta il tuo criterio la scarta in automatico. Un testo breve non può essere eliminatorio, e le domande personalizzate sono disponibili solo nei piani Advanced ed Enterprise (Join Help). Queste impostazioni fissano la regola del datore di lavoro, non dicono se il criterio abbia senso per il ruolo. Per approcci vicini, vedi la selezione basata sulle competenze e il curriculum anonimo.