Costo di una posizione scoperta

Il costo di una posizione scoperta è ciò che una posizione vacante costa all’azienda per ogni giorno in cui resta aperta: produzione persa, straordinari, ricavi mancati. È il numero che rende costosa una selezione lenta.

Altri nomi: costo della posizione vacante, costo del posto vacante, costo di una vacancy, cost of vacancy

Una scrivania vuota non compare in nessun bilancio — per questo la selezione lenta sembra gratis. Il costo di una posizione scoperta serve a darle un prezzo giornaliero.

Che cosa misura

Il costo per assunzione dice quanto costa riempire il posto; il costo della posizione scoperta dice quanto costa lasciarlo vuoto. Sono i due lati della stessa decisione, e la maggior parte dei team guarda solo il primo, perché è l’unico che ha una fattura.

Come si calcola

La versione più semplice che resti onesta:

costo giornaliero = (ricavo annuo atteso dal ruolo ÷ giorni lavorativi) × quota di produzione che va persa

La quota è un giudizio, tra 0 e 1, di chi conosce il lavoro: quanto del contributo di quella persona si ferma davvero quando manca, e quanto viene assorbito da chi c’è. Per un ruolo senza ricavi diretti si somma il valore del lavoro che non viene fatto e i costi che il vuoto genera: straordinari, collaboratori esterni, penali per le scadenze mancate.

Un esempio, inventato per mostrare il calcolo e non un dato di mercato: un commerciale da cui l’azienda si aspetta 600.000 € di ricavi l’anno, con 220 giorni lavorativi ipotizzati, vale circa 2.700 € al giorno se tutta la sua produzione va persa. Con la posizione aperta per 60 giorni, il conto sale a circa 160.000 €. Con una quota di 0,5 il conto si dimezza, e spesso a ragione: un portafoglio clienti si ridistribuisce, non sparisce.

Dove la stima inganna

Il numero è un tetto. Chi manca non azzera il lavoro: una parte la fanno i colleghi, una parte slitta, una parte non serviva. Chi usa il costo di una posizione scoperta per chiedere budget deve dichiarare quale quota di produzione ha dato per persa, perché un tetto presentato come una previsione perde credibilità alla prima domanda.

In Italia c’è un secondo limite, nella voce straordinari. Il decreto legislativo 66/2003, all’articolo 5, dice che il ricorso al lavoro straordinario deve essere contenuto e che, in mancanza di disciplina collettiva, è ammesso soltanto previo accordo tra datore di lavoro e lavoratore per un massimo di 250 ore annue. Coprire un posto vuoto con gli straordinari non può quindi durare all’infinito: dopo un certo punto il costo non è più un numero ma un limite, e il contratto collettivo applicato può fissare regole diverse.

Come usarlo senza sbagliare

Metti il numero accanto al tempo di copertura della posizione. Con le stime dell’esempio, un processo che chiude due settimane prima (dieci giorni lavorativi) evita circa 27.000 € di costo del vuoto, e a quel punto il confronto va fatto con ciò che serve per accorciarlo. Ma il tuo numero sarà diverso: calcolalo per due o tre ruoli veri, con la quota che il responsabile di linea è disposto a firmare, e non riusarlo per i ruoli che non gli somigliano.

Anche l’errore opposto è reale. Chi guarda solo il costo del vuoto spende troppo in agenzie per riempire in fretta; chi guarda solo il costo per assunzione tiene un processo economico e lento. Leggili insieme. Da un fornitore di software di selezione, un argomento a favore della velocità va in ogni caso preso con sospetto: se la stima non regge davanti al tuo responsabile finanziario, non usarla.

Fonti e riferimenti

Domande frequenti

Quanto costa davvero una posizione scoperta?
Quanto avrebbe prodotto quella persona nei giorni in cui il posto è vuoto: ricavi non chiusi, lavoro scaricato sui colleghi come straordinario, progetti fermi, più l’eventuale copertura esterna che il vuoto impone. È una stima, non una voce di bilancio, e va letta come tetto più che come previsione.
Come si calcola in modo rapido?
Per un ruolo che genera ricavi, dividi il ricavo annuo atteso dalla posizione per i giorni lavorativi dell’anno. Per un ruolo senza ricavi diretti, dai un prezzo al lavoro che non viene fatto: straordinari pagati, copertura esterna, scadenze che slittano. Il numero resta approssimativo, ma basta un valore giornaliero rozzo per cambiare l’urgenza con cui si conduce la ricerca.

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