Autorizzazione al lavoro

L’autorizzazione al lavoro è la condizione che permette a una persona di lavorare legalmente in un Paese; in inglese right to work. In Italia chi non è cittadino UE deve avere un permesso di soggiorno valido, e il datore di lavoro risponde se ne occupa una senza.

Altri nomi: right to work, diritto di lavorare, verifica del permesso di soggiorno, work authorization

Che cosa devi poter provare

Un cittadino di un altro Paese UE non ha bisogno di un permesso di lavoro (Your Europe). Per una persona non UE, in Italia, il punto di partenza è l’articolo 5 del d.lgs. 286/1998: soggiorna chi è entrato regolarmente ed è in possesso di un permesso di soggiorno «in corso di validità». Nel documento controlla la scadenza e che il titolo consenta di lavorare.

Il rischio non è formale. Il comma 12 dell’articolo 22 punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con 5.000 euro di multa per ogni lavoratore il datore di lavoro che occupa persone senza il permesso previsto, con il permesso scaduto e non rinnovato nei termini, revocato o annullato. Le pene aumentano da un terzo alla metà in tre casi: più di tre lavoratori, minori in età non lavorativa, condizioni di sfruttamento.

Il permesso in rinnovo

Un permesso scaduto non chiude sempre la porta. L’articolo 5, comma 9-bis, consente allo straniero di soggiornare e lavorare temporaneamente in attesa del rilascio, del rinnovo o della conversione, se l’ufficio competente ha rilasciato la ricevuta della richiesta; l’autorità può comunicare un diverso esito, anche al datore di lavoro. Il comma 12 dell’articolo 22, del resto, parla di permesso scaduto «e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo».

Per te cambia la formulazione della domanda nel modulo. «Hai un permesso di soggiorno valido?» con risposta eliminatoria scarta in automatico anche chi ha già chiesto il rinnovo e può lavorare. Meglio chiedere se la persona ha l’autorizzazione a lavorare in Italia e rinviare il controllo del documento a dopo la scelta.

Quando controllare

Il controllo del documento ha senso prima di iniziare a lavorare, non al primo colloquio: l’articolo 22 punisce chi occupa la persona, non chi la incontra. Alla firma o prima dell’avvio chiedi il documento in originale, annota scadenza e tipo di titolo e fissa la data in cui rivederlo. È la nostra indicazione di metodo, non un obbligo che il testo letto prevede in questi termini.

Assumere dall’estero

Se la persona non è ancora in Italia, un’offerta non basta: il datore di lavoro presenta la richiesta per via telematica allo sportello unico per l’immigrazione, dopo la verifica presso il centro per l’impiego che non vi sia manodopera disponibile (comma 2). La persona e il datore firmano il contratto di soggiorno entro quindici giorni dall’arrivo, e il datore lo trasmette per via telematica allo sportello unico (comma 6). Il testo dell’articolo 22 che abbiamo letto è quello in vigore dal 4 giugno 2026. Normattiva segnala aggiornamenti dell’articolo: rileggi il testo vigente prima di avviare il procedimento.

Fonti e riferimenti

Domande frequenti

Serve un permesso di lavoro per assumere una persona di un altro Paese UE?
No: la pagina Your Europe dell’Unione europea dice che chi ha la cittadinanza di un Paese UE può lavorare in un altro, da dipendente o da autonomo, senza permesso di lavoro. Il percorso descritto in questa voce riguarda i cittadini non UE.

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