Resume
Il resume è il nome americano del curriculum breve: una o due pagine, ritagliate sull’annuncio. In Italia «curriculum» e «CV» coprono sia il resume sia il CV accademico degli Stati Uniti, che è un elenco completo e molto più lungo.
Una parola, due documenti
Negli Stati Uniti i due termini si dividono il lavoro. Il career center dell’Università della Pennsylvania descrive il resume come un riassunto conciso di competenze e qualifiche, ritagliato su una posizione o un settore; il CV, usato soprattutto nell’accademia, è un registro completo dei titoli e tende a essere più lungo (Penn). Il MIT riserva «resume» ai ruoli fuori dall’università, tra una e due pagine, e indica da due a quattro pagine per un CV d’esordio e da quattro a sette per chi ha più esperienza (MIT CAPD). Lo stesso MIT avverte che in alcuni contesti internazionali «CV» indica ogni tipo di candidatura.
In Italia vale quest’ultimo uso: si dice «curriculum» o CV per qualsiasi documento che riassuma un percorso. Per questo il resume non è un formato da convertire e non ti obbliga a chiedere altro.
Come leggerlo
Applichi gli stessi criteri che usi per un CV: due o tre prove ricavate dall’annuncio, cercate una per una, e una riga di motivazione per ogni scarto. Tieni però presente che cosa il formato lascia fuori per scelta. Penn consiglia di non mettere le referenze, da dare solo quando vengono richieste, e dice che l’indirizzo completo non serve: bastano città e Stato o Paese. Se mancano, la persona non sta omettendo nulla: sta seguendo le convenzioni del suo mercato.
Un resume ritagliato su un altro annuncio mostra solo ciò che la persona ha ritenuto utile per quel ruolo. Se una competenza che cerchi non compare, non vale come prova contraria: annota la domanda per il colloquio. Quando arriva insieme a una lettera di presentazione, leggila come parte dello stesso fascicolo.
Dove il confronto non regge
Penn segnala che un resume non è un documento legale: la persona può usare il nome con cui si presenta, mentre i dati anagrafici servono per i controlli e per i moduli. Per l’assunzione chiedili a parte, dopo la scelta, e non dedurli dal file. Per i limiti sui dati e per la privacy valgono le regole già descritte nella voce sul curriculum vitae.
Il confronto tra le due parole serve a leggere meglio i documenti che arrivano, non a stabilire quale dei due sia più serio. Lunghezza e impaginazione dicono poco su quanto la persona sia adatta al ruolo.