Esternalizzazione del processo di selezione (RPO)
L’esternalizzazione del processo di selezione (RPO) affida in modo continuativo a un fornitore esterno tutta la selezione di un’azienda o una parte, spesso con recruiter inseriti nel team del cliente. Si distingue da un’agenzia pagata per singola posizione.
Un contratto RPO può essere ottimo sulle condizioni commerciali e lasciare comunque il cliente a ricopiare a mano, dopo sei mesi, le note sui candidati dal sistema del fornitore al proprio.
Che cosa si affida
L’RPO è una forma di esternalizzazione di processi aziendali: un datore trasferisce a un fornitore tutta la selezione o una sua parte. L’associazione di settore RPOA la distingue da agenzie di somministrazione e da servizi di ricerca a successo o a incarico perché assume la progettazione e la gestione del processo e la responsabilità dei risultati. Il fornitore può usare il proprio personale e la propria tecnologia, oppure prendere in carico quelli del cliente.
La stessa pagina indica quattro formule: l’intera funzione di selezione (ciclo completo del talento), un affiancamento ai recruiter interni su ruoli, sedi o processi specifici (ibrida), un progetto con posizioni, sede e tempi definiti, e il lavoro temporaneo. Il nome «RPO» da solo non dice quanto impegna: chiedi quale delle formule stai comprando. Un recruiter inserito ha più occasioni di conoscere i responsabili di assunzione e le ragioni per cui un candidato viene scartato; uno remoto lavora da una scheda di requisiti. L’recruiter interno è il ruolo che l’RPO sostituisce o affianca, e la ricerca diretta resta un incarico su singole posizioni.
Che cosa guardare in Italia
Le norme italiane trattano ricerca e selezione come attività autorizzata. L’articolo 2 del d.lgs. 276/2003 definisce la ricerca e selezione del personale come consulenza di direzione, svolta su incarico specifico, per individuare candidature idonee a ricoprire una o più posizioni, e l’articolo 4, nel testo letto, la colloca tra le cinque sezioni dell’iscrizione delle agenzie per il lavoro, che fa capo al Ministero del lavoro. Se il servizio comprende quell’attività, chiedi al fornitore di mostrarti l’iscrizione.
Il secondo punto riguarda la forma del rapporto. Con recruiter inseriti nel tuo team, la distinzione tra appalto di servizi e somministrazione si misura con i criteri dell’articolo 29: l’organizzazione dei mezzi, l’esercizio del potere organizzativo e direttivo sui lavoratori e l’assunzione del rischio d’impresa da parte dell’appaltatore. Il committente è inoltre obbligato in solido con l’appaltatore, per due anni dalla cessazione dell’appalto, sui trattamenti retributivi e sui contributi dei lavoratori impiegati. Il testo letto non dice se un RPO inserito rientri nell’appalto: è un quesito per un consulente del lavoro prima di firmare.
Come decidere
Tre domande bastano per l’essenziale. Quale formula, e per quanti mesi? Il recruiter lavora dentro il tuo gruppo o fuori? E soprattutto, di chi è il sistema in cui sta la pipeline?
Se i recruiter del fornitore lavorano fuori dal tracker del cliente, ogni candidato esiste due volte finché qualcuno non riconcilia i due archivi. In Join solo i membri del team dell’account possono essere aggiunti a un annuncio, con tre ruoli per annuncio: Reviewer, Hiring Manager e Job Admin. Un recruiter esterno va quindi invitato nell’account prima di poter lavorare su un annuncio, e la documentazione non descrive permessi riservati agli esterni.
Quanto al volume: la formula completa si giustifica con assunzioni costanti su più posizioni; la formula a progetto, con una data di fine, è la scelta più prudente per una squadra piccola. Dove stia la soglia è una valutazione da fare con il fornitore, non un dato.
Fonti e riferimenti
- RPO Association: What is recruitment process outsourcing (RPO)
- Normattiva: d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, art. 2 (definizioni)
- Normattiva: d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, art. 4 (agenzie per il lavoro)
- Normattiva: d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, art. 29 (appalto e somministrazione)
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